Recentemente siamo stati all’Ikea, un sabato mattina di freddo e pioggia primaverile, per mettere una pezza, dopo ben due anni, ad una parte dello scarno arredamento da espatrio.
Era abbastanza presto, c’era ancora poca folla e mio figlio mostrava per la prima volta in vita sua uno spiccato interesse per il Baby-parking, avvicinandosi a passo deciso a scrutare all’interno degli spazi.
“Vuoi giocare qui mentre mamma e papà entrano a comprare quello che ci serve?”
“Sì!”
“Sei sicuro?!” “Guarda che devi rimanere qui da solo, mamma e papà non possono restare”
“Sì, sono sicuro!”
Sarà sicuramente stato grazie alla signora che parlava italiano, ma c’è rimasto davvero, così i genitori sollevatissimi e leggerissimi provvedevano a fare ciò che dovevano ad una velocità record e a tornare entro i 90 minuti prescritti a ritirare la Creatura, giusto in tempo per il pranzo.
“Allora Patato, tutto bene? Ti sei divertito a giocare qui?”
“Sì….” “Però quando siete andati via ho pianto un pochino….”
“Davvero?! E la signora che cura i bimbi cosa ti ha detto?”
“Niente, non mi ha visto. Mi sono nascosto…”